Il grande inganno

26 febbraio 2015 Pillole di quotidianità

I nonni… se non ci fossero, bisognerebbe inventarli. Io ho avuto la fortuna di conoscerli tutti e quattro, i miei nonni, ci sono praticamente cresciuta, e a 33 anni posso dire che il tempo che ho avuto la fortuna di trascorrere con loro è stato uno dei regali più belli della mia vita. Oggi me ne sono rimasti solo due, e iniziano ad avere una certa età: quell’età per cui si innesca quella specie di meccanismo che fa sì che i ruoli, piano piano, si invertano. Adesso sono io l’adulta, e loro i bambini: loro fanno i capricci, tu li devi assecondare. E a loro tutto è concesso, è la magia della vita, guai a rompere l’incanto.

E guai a dare loro un dispiacere: nel caso di mio nonno, il sommo dispiacere è quello di non avere soddisfazione a tavola.

Bruno – Brunone per noi nipoti, che lo chiamiamo così per via di quella sua pancia enorme – ha 85 anni. Nella vita era un meccanico, aveva un’officina dove si riparavano i camion. Quando è andato in pensione, la sua vita si è a dir poco rivoluzionata. Oltre ad avere riscoperto un’inedita morbidezza d’animo, che anni di duro lavoro, e di sacrifici – che i soldi a casa non bastavano mai – avevano nel tempo ossidato, ha scoperto la sua nuova passione: il tagliere e il mattarello. Oggi è un’azdora modello: come tira la sfoglia lui, nessuno mai. Alla nonna non potevo dirlo, si offendeva altrimenti, ma Brunone era diventato più bravo di lei in cucina.

Da quando la Silvana non c’è più, Bruno è un nonno multitask: passa con disinvoltura da una battuta di caccia al cinghiale alla stesura quattro taglieri di cappelletti, e nel frammezzo fa una lavatrice, stende i panni, va a fare la spesa e va a prendere a scuola i miei cuginetti. Come un’inseparabile coperta di Linus, non esce di casa senza la sua coppola rosso porpora, che gli dà quel tocco da umarelldavvero inconfondibile.

Ama il mare, nella vita è stato anche pescatore, è un ciappinaro esperto (dicesi “ciappinaro”, in bolognese, l’artigiano fai da te, il factotum di casa in termini pratici), beve il sangiovese, rigorosamente quello del contadino di fiducia (gli altri, sono robaccia), il caffè corretto con la grappa, e tutte le mattine si alza all’alba e va a fare la spesa in bicicletta.

Ma il suo più grande passatempo, in questa sua “seconda terza età”, è cucinare e vedere i suoi commensali che spazzolano via fino all’ultimo boccone: le dosi sono sempre per un reggimento, a prescindere da quanti si è a tavola.

Bruno è fatto così, la sua gioia è inversamente proporzionale a quanta roba tu lasci nel piatto. Va da sé che che più siamo a tavola, e più chances hai che la sua attenzione non sia concentrata esclusivamente sul tuo, di piatto.

Oggi, arrivata a pranzo da Bruno, sono stata colta alla sprovvista: pensavo di essere con zii e cugini, e invece ci siamo ritrovati a tavola soli io e lui. Faccia a faccia, nessuna possibilità di scampo. Per cui, per sopravvivere alla big abbuffata, è stato necessario ricorrere all’inganno. Non vado fiera di questo, ma quando si è in guerra, o si vive, o si muore. Io ho scelto di vivere, visto che dopo pranzo avevo un appuntamento di lavoro e non volevo arrivarci rantolando.

Menù della giornata: tagliolini in bianco con olio e un po’ di acqua di cottura (qui mi ha preso sul sentimentale, era il piatto che mi faceva sempre la nonna da piccola, li ho mangiati tutti con una lacrima di commozione), cardi soffritti e finocchi in padella (i miei contorni preferiti), le sue insuperabili patate fritte (non puoi non mangiarle) e, per essere sicuro che non mi mancassero le proteine, due fettine di vitello, una braciola di maiale e una salsiccia di cinghiale passita. Una fetta di castagnaccio per dessert e due spicchi di arancia per digerire. Questa era la mia modesta porzione.

Ora, voi potete immaginare come non fosse umanamente possibile che io mangiassi tutto. Ma non volevo nemmeno dargli un dispiacere, tanto più che non lo vedevo quasi da un mese, e la sua aspettativa per la mia big abbuffata era alta.

Ebbene sì, sono uscita di casa con un salamino di cinghiale in tasca, il castagnaccio volato “accidentalmente” dalla finestra mentre sbattevo la tovaglia, e un’intera braciola nella pancia del mio cane. Che ha gradito assai.